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Mobbing sul lavoro verso persone LGBT

Il mobbing è una delle forme di discriminazione che lavoratori/trici LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali) possono sperimentare proprio a causa della loro identità sessuale.

Il primo che usò il termine mobbing per descrivere il “razzismo” in biologia fu l’etologo Konrad Lorenz che osservò come in un gruppo di animali, quando un individuo della stessa specie è portatore di qualche anomalia vistosa che lo differenzia dal resto del gruppo, si verifica da parte di quest’ultimo un’aggressione nei confronti del “diverso”.

E’ evidente come purtroppo anche nella razza umana sia presente  questo meccanismo istintuale. In un certo senso  si potrebbe dire che l’essere umano è biologicamente razzista.

Tuttavia, fortunatamente, con lo sviluppo della società e della cultura si è andata affermando l’idea che non sia tanto conveniente vivere in un mondo in cui sopravvive solo il più forte e il più aggressivo. E’ così che,  attraverso l’educazione, abbiamo tutti imparato, fin dall’infanzia, a dominare i banali impulsi biologici a favore di una sana e civile convivenza reciproca.

Ad oggi con il termine mobbing, dall’inglese to mob (accerchiare, assalire, soffocare, vessare), si indicano le violenze, le aggressioni – anche verbali – e i maltrattamenti subiti da una persona  sul luogo di lavoro. In ambito scolastico  questo stesso fenomeno viene indicato con il nome di bullismo.

Le forme in cui  il mobbing può presentarsi sono varie. Può  consistere ad esempio in pressioni o molestie psicologiche, calunnie sistematiche, maltrattamenti verbali ed offese personali, minacce o atteggiamenti miranti ad intimorire ingiustamente o avvilire (anche in forma velata ed indiretta), critiche immotivate ed atteggiamenti ostili, nonché delegittimazione dell’immagine (anche di fronte a colleghi ed a soggetti estranei all’impresa, ente o amministrazione).

Può capitare, ancora troppo frequentemente purtroppo, che una persona LGBT sia oggetto di mobbing a causa della sua identità sessuale considerata “sbagliata”. Vivendo infatti all’interno di una società eterosessista, che considera cioè l’eterosessualità l’unico orientamento sessuale possibile o comunque il migliore, non è raro che molte persone possano sentirsi autorizzate a vessare, escludere e marginalizzare un’altra persona etichettandola come diversa in quanto omosessuale o transessuale.

La discriminazione attuata verso le persone LGBT sul luogo di lavoro può portare, come in generale tutte le forme di discriminazione sul luogo di lavoro, a forme di esclusione, marginalizzazione e violenza  che si concretizzano ad esempio nell’attribuire alla vittima compiti esorbitanti o eccessivi oppure dequalificanti in relazione al profilo professionale posseduto. Anche il demansionamento o l’impedimento sistematico ed immotivato all’accesso a notizie ed informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro e la marginalizzazione immotivata della vittima rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e di aggiornamento professionale possono rappresentare forme in cui si manifesta il mobbing.

Alle volte il mobbing può consistere anche in un esercizio esasperato di forme di controllo nei confronti della vittima e in atti vessatori  volti a produrre seri disagi la cui gravità è legata anche alle condizioni psicologiche e fisiche di colui/colei che li subisce che, nel caso di una persona LGBT, può già trovarsi a vivere una  condizione di difficoltà a causa della propria omo-trans fobia interiorizzata.

Può capitare ad esempio che il mobbing inizi ad essere agito dopo la rivelazione che la persona LGBT fa della propria identità sessuale o dopo che qualcuno le abbia fatto outing (pratica di rendere deliberatamente pubblica e senza consenso l’identità o l’orientamento sessuale di altri).

Il rischio di outing  è uno dei motivi per cui la visibilità rappresenta una sfida per le persone LGBT. Uscire allo scoperto, o iniziare un percorso di transizione nel caso specifico delle persone transessuali, può provocare reazioni negative negli altri e per questo richiede alla persona una valutazione complessa delle proprie risorse psicologiche e sociali di cui è importante che tenga conto.

La rivelazione della propria identità sessuale sul luogo di lavoro può causare infatti forti tensioni all’interno dell’azienda o dell’organizzazione ed è importante che la persona LGBT ne sia consapevole. In tal senso occorre specificare l’importanza che tutte le persone che lavorano in un’azienda o in una PA, a partire dai vertici, siano sensibilizzate e pronte ad accogliere le diversità come un valore piuttosto che come un pericolo.

In mancanza di un’adeguata preparazione da parte dell’azienda, è molto probabile infatti che le persone LGBT non avvertano come inclusivo l’ambiente di lavoro e di conseguenza siano costrette a vivere una condizione di stress, definito Minority stress, che tende a cronicizzarsi laddove l’ambiente circostante non si modifica nella direzione di una maggiore inclusività e di un maggior rispetto nei confronti delle persone LGBT.

Molti studi e ricerche recenti hanno ormai dimostrato infatti che la mancanza di attività di informazione-formazione-sensibilizzazione sulle tematiche LGBT nei luoghi di lavoro contribuisce a rendere invisibili le persone LGBT e di conseguenza i loro bisogni.

Tale invisibilità può comportare, in alcuni casi, la seria compromissione della salute del/della lavoratore/trice LGBT che si trova a dover vivere gran parte della sua giornata evitando, ad esempio, domande sulla propria vita personale da parte di colleghi, oppure ponendo attenzione a non fare il nome del partner mentre racconta qualcosa.

E’ importante quindi non sottovalutare questa condizione di stress che può vivere una persona LGBT anche sul luogo di lavoro e tenere presente  che questa può ulteriormente essere esasperata dall’esperienza del Mobbing.

In questi casi si consiglia di rivolgersi tempestivamente ad uno psicologo-psicoterapeuta che, attraverso un’analisi delle risorse interne ed esterne, può aiutare la persona LGBT a sviluppare quelle capacità utili sia a trovare nuove risposte e strategie per affrontare nella maniera migliore possibile la propria situazione lavorativa, sia  ad aumentare la consapevolezza di sé e dei propri processi interni, al fine di allenarsi ad un continuo adattamento creativo rispetto alla realtà che vive.

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