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Omogenitorialità e adozione: quale pericolo imminente?

Come tutti sappiamo in questi giorni in Senato si sta discutendo l’ormai noto ddl Cirinnà (Disegno di Legge n°2081) che riguarda la regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e la disciplina delle convivenze.

Il punto su cui si sta dibattendo con particolare veemenza è quello che riguarda la possibilità, all’interno di una coppia omogenitoriale, di adottare, da parte del genitore non biologico, il figlio o la figlia del partner (stepchild adoption).

Ho sentito dichiarazioni di ogni sorta a riguardo, da quelle riguardanti la “non naturalità” di avere due madri o due padri e come questo comporterebbe dei danni (non ben specificati da coloro che sostengono questa tesi) ai bambini che crescono in famiglie omogenitoriali, a dichiarazioni relative ad una presunto “sdoganamento” della pratica che queste persone, impropriamente, chiamano “utero in affitto” qualora il ddl Cirinnà fosse approvato integralmente.

Mi sento pertanto in dovere, in qualità di psicologa e psicoterapeuta esperta sulle tematiche LGBT, di fare chiarezza su alcuni punti.

Innanzi tutto nel ddl Cirinnà non si parla minimamente di  GPA ossia di “gestazione per altri” (questo è il termine corretto con cui ci si riferisce alla moderna pratica, disciplinata legalmente  in molti paesi occidentali come il Canada e attraverso la quale, le donne che lo desiderano, hanno la possibilità di offrire il proprio utero per donare un figlio alle coppie sterili) che si ricorda essere ad oggi  illegale in Italia.

La maggioranza delle persone che ricorre alla GPA (circa il 98%) sono persone eterosessuali sterili e, solo in minima parte, sono persone omosessuali.

Pertanto, se si volesse proprio scoraggiare questa pratica, comunque legale in alcuni paesi, è evidente che il modo migliore per farlo sarebbe snellire le procedure di adozione per le coppie eterosessuali e aprire questa possibilità anche alle coppie dello stesso sesso e ai single e non di certo negando la possibilità a bambini che già esistono e che già vivono in un contesto omogenitoriale gli stessi diritti garantiti ai bambini figli di coppie eterosessuali.

Chi si definisce ‘contro’ la stepchild adoption ritiene fondamentalmente opportuno che ci siano dei bambini di seria A e dei bambini di serie B. Questa è la verità.

E a chi afferma che i bambini non crescono e non si sviluppano adeguatamente in una famiglia omogenitoriale chiedo cortesemente che mi invii le evidenze su cui tali affermazioni si poggiano. Fino a prova contraria, è evidente che certe affermazioni sono il frutto di un’ideologia e nient’altro.

A questo proposito, anche l’Ordine degli psicologi del Lazio , si è espresso chiaramente inviando ai Senatori una lista contenente i risultati delle principali  ricerche svolte negli ultimi 40 anni. Da questi settanta e più studi  che la letteratura scientifica ci offre sull’argomento,  l’unica evidenza che si evince è che non risultano esserci connessioni tra il genere e l’orientamento sessuale dei genitori e specifici disagi nei minori.

E allora di cosa stiamo parlando? Chi deve decidere per il presente e il futuro di questi “bambini arcobaleno” , che ripeto, già esistono? Vogliamo metterli in mano ad ideologi della discriminazione che alimentano l’omofobia sociale (questa sì che crea problemi e disagi in questi bambini e nei loro genitori) o vogliamo basarci su quanto ci dice la Comunità scientifica  e andare avanti, rispettando le diversità e lasciando che crescano serenamente con l’affetto e la cura che i loro genitori gli offrono e che ad oggi la società si ostina a non dare loro?

Bibliografia consigliata:

Caristo C., Nardelli N.- Madri lesbiche, padri gay e il benessere dei loro figli: una rassegna della letteratura, in Infanzia e adolescenza, 12 (2),2013

Anna Maria Speranza , Crescere in una famiglia omogenitoriale , in Medico e Bambino, 34, 2015

Baiocco R., Santamaria F., Ioverno S., Fontanesi L., Baumgartner E., Laghi F., Lingiardi V. , Lesbian Mother Families and Gay Father Families in Italy: Family Functioning, Dyadic Satisfaction, and Child Well-Being, Sex Res Soc Policy (2015)

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